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Cosa accade in ipnosi

In ogni stato ipnotico avvengono delle modificazioni psicofisiche ben evidenti ad un occhio allenato. Va sottolineato che queste modificazioni sono le stesse sia che si tratti di un’ipnosi terapeutica, di un’ipnosi da palcoscenico o che si tratti di quella che viene definita comune trance quotidiana.

Come abbiamo già visto, ogni giorno accediamo a diversi stati ipnotici senza rendercene conto. Può trattarsi del cambiamento di stato della durata di circa 15 minuti, che avviene in modo assolutamente spontaneo ogni ora e mezza, oppure di tutti quei casi in cui siamo involontariamente assorti in un pensiero, oppure guardiamo un film o, ancora, abbiamo l’attenzione focalizzata su qualcosa di particolarmente attraente.

I fenomeni descritti dai soggetti, una volta usciti dallo stato ipnotico, rientrano in quattro categorie:
  • Alterazioni dell’attenzione: l’attenzione si altera in due modi: si rivolge verso l’interno e diventa focalizzata (concentrata piuttosto che vagante)
  • Variazioni di intensità: l’intensità delle percezioni può aumentare o diminuire. Spesso i pazienti riferiscono sensazioni più vivide o esperienze sensoriali intense. Altre volte può accadere che il paziente racconti di non aver visto o sentito qualcosa che accadeva intorno, o di non aver percepito sensazioni tattili, odori, sapori o la posizione delle proprie braccia nello spazio. Le distorsioni sensoriali possono essere anche di altro tipo, come sentirsi le braccia più grandi o più piccole, avvertire i suoni più vicini o lontani di quanto non siano.
  • Sensazioni di dissociazione: due sono gli aspetti della dissociazione: la sensazione di essere allo stesso tempo “parte di” e “fuori da” un’esperienza, e la sensazione che questa accada in automatico (come nel caso della levitazione del braccio)
  • Cambiamenti nella responsività: i pazienti in ipnosi reagiscono comunemente anche alle suggestioni più lievi, ai minimi suggerimenti (durante la trance può capitare che la testa si muova in avanti). Inoltre spesso i pazienti attivano una intensa ricerca del significato, andando a reperire nelle parole dell’ipnotista significati profondi legati alla propria vita interiore e alla propria esperienza. Se ad esempio il terapeuta racconta una metafora, il paziente in stato di ipnosi tende a personalizzarla più di quanto non farebbe in stato di veglia.
 

Domande e risposte sull'ipnosi

Le risposte del dott. Costa alle domande più frequenti sull'ipnosiCOSA E' LO STATO DI IPNOSI?

Per stato di ipnosi intendiamo uno stato naturale della nostra quotidianità durante il quale la parte critica della nostra mente è rilassata. Questo significa che possiamo ricevere delle suggestioni con maggiore facilità.
Con terminologia più tecnica possiamo dire che, durante lo stato ipnotico, siamo disponibili ad analizzare la realtà in maniera differente. Questo spiega l'utilizzo dell'ipnosi nella creatività, come mezzo per migliorare l'accesso alle nostre risorse inconsce.

 

CHE CONTROLLO ABBIAMO SU NOI STESSI IN IPNOSI?

Molto alto. Possiamo con certezza affermare che, durante lo stato ipnotico, il nostro controllo è addirittura aumentato. Uno degli elementi caratterizzanti è proprio la focalizzazione della nostra attenzione su noi stessi, con un conseguente miglior accesso alle nostre risorse e alle nostre memorie.

 

COME CI SI SENTE AD ESSERE IPNOTIZZATI?

Lo stato di ipnosi è uno STATO NATURALE che sperimentiamo più volte durante la giornata. Si calcola che ciò avvenga del tutto spontaneamente per circa 15 minuti ogni ora e mezza.
In caso di uno stato ipnotico indotto da altri, la sensazione è paragonabile a quanto proviamo al 
mattino quando, suonata la sveglia, abbiamo magari ancora piacere di rimanere nel nostro letto.

 

COME CREIAMO UNO STATO DI IPNOSI?

Al di là dei frequenti episodi spontanei, ci sono innumerevoli tecniche per creare uno stato ipnotico su se stessi e sugli altri. Essenzialmente si lavora sul depotenziamento della parte critica della nostra mente conscia e sul potenziamento della parte creativa e fantasiosa. Si possono utilizzare tecniche dirette, in cui il soggetto è pienamente consapevole di tutti i passaggi via via utilizzati, e tecniche indirette, dove le suggestioni vengono fornite in modo meno apparente. È questo, ad esempio, il caso delle tecniche della persuasione pubblicitaria o dell’Ipnosi Conversazionale.

 

CHE DIFFERENZA C'E' TRA IPNOSI E IPNOSI MEDICA?

Ipnosi: induzione di uno stato di ipnosi.
Ipnosi Medica: induzione di uno stato di ipnosi e suo utilizzo a fini terapeutici

 

L'IPNOSI PUO' ESSERE UTILIZZATA PER PERDERE PESO O SMETTERE DI FUMARE?

Certamente. Durante le sedute, il paziente viene condotto in uno stato di rilassamento dove più facilmente può essere indotto il cambiamento desiderato.

 

L'IPNOSI PUO' ESSERE UTILIZZATA PER RIDURRE IL DOLORE?

Sicuramente, tuttavia con estrema cautela. Infatti il dolore è un sintomo che non va assolutamente soppresso prima di averne identificato l’origine. L’analgesia ipnotica è una delle applicazione più sperimentate ed efficaci ma va effettuata da personale altamente qualificato.

 

C'E' QUALCHE PERICOLO CON L'IPNOSI?

Nessun pericolo. L’ipnosi è di per sé innocua.

Sono state condotte innumerevoli ricerche scientifiche che sono arrivate alla conclusione che non esistono pericoli nelle induzioni ipnotiche.

Vi sono tuttavia situazioni in cui non va utilizzata, così come altre in cui può essere impiegata evitando però l’applicazione di determinate tecniche.

Dal momento che si tratta una tecnica che dissocia i due emisferi cerebrali, essa è controindicata in coloro che soffrono di disturbi psichiatrici gravi, quali ad esempio la schizofrenia.

Da evitare è pure il suo utilizzo a scopo puramente sintomatico in assenza di una precisa diagnosi. 

POSSO ESSERE IPNOTIZZATO SENZA SAPERLO?

Assolutamente NO, se ci riferiamo all’ipnosi formale. Ricordiamo che entriamo in uno stato ipnotico spontaneamente più volte durante la giornata. Se pensiamo poi  all’ipnosi "indiretta", la pubblicità e la televisione ci ipnotizzano tutti i giorni...

 

COSA E' L'IPNOSI DA SPETTACOLO?

L'ipnosi da spettacolo, o da palcoscenico, sfrutta il lato ludico ed esibizionista della persona che partecipa a tale genere di iniziative. Non dimentichiamo infatti che i partecipanti sono sempre volontari.

 

CI SONO SOGGETTI PREDISPOSTI O NON ADATTI ALL'IPNOSI?

Certamente esiste una maggiore o minore suscettibilità a sviluppare ipnosi.

Sono importanti, in questo senso, i fattori legati all’ambiente in cui la si attiva, la personalità del paziente e quella dell’ipnotizzatore.

Rivestono poi un ruolo importante sia le aspettative reali e implicite di entrambi i soggetti (terapeuta-paziente) sia il grado di empatia che si stabilisce tra i due.

Al di là di questi aspetti generali, chiunque sia dotato di una normale intelligenza può accedere ad uno stato ipnotico.

 

SI PUO' INDURRE LO STATO DI IPNOSI SUGLI ANZINI E SUI BAMBINI?

Fino a pochi anni fa, si credeva che gli anziani fossero refrattari all’ipnosi. L’esperienza clinica ha invece dimostrato che si ottengono buoni risultati, soprattutto nel voler restituire sensazioni di vitalità e di entusiasmo.

 

COSA OCCORRE FARE PER PRENDERE UN APPUNTAMENTO?

Per avere un appuntamento occorre contattare direttamente il dott. Costa al 3401770055.

 

Cosa cura l'Ipnosi Medica

cosa cura l'ipnosi medica - ferruccio costaParlare di indicazioni cliniche presuppone l’idea che l’ipnosi sia una terapia paragonabile ad un farmaco e che sia utile a curare determinate malattie e, come tutti farmaci, abbia  indicazioni, controindicazioni ed effetti collaterali.
Le cose non stanno così.

Intanto va chiarito che quest’idea errata dell’ipnosi è ancora diffusa non solo tra la gente comune, ma anche tra i medici e i terapeuti che non hanno approfondito l’argomento. Questi ultimi non solo pensano, per sentito dire, che l’ipnosi sia una terapia o una sorta di superpotere millantato, ma spesso si sentono in diritto di giudicare questa, come altre discipline, di cui non conoscono assolutamente nulla.
 
Nel corso dei decenni si sono date diverse interpretazioni del fenomeno "ipnosi" che spaziano dall’averlo creduto un fatto magico, oppure il risultato di un potere magnetico fino a pensarlo un fenomeno simile al sonno.
 
Oggi si sa che l’ipnosi è uno dei modi normali di funzionare del nostro cervello e non ha nulla a che fare con il sonno fisiologico. È un fatto naturale e biologico che deriva dalle potenzialità della nostre rappresentazioni mentali. Ciò significa che la nostra mente, se adeguatamente impiegata, è in grado di influenzare il funzionamento del nostro organismo e di correggere abitudini e comportamenti indesiderati.

Questo modo di interpretare il funzionamento dell’organismo, tipico della Medicina Olistica, non è condiviso da quegli operatori della salute che tendono a considerare la persona umana unicamente nella sua fisicità.

L’essere umano è un sistema complesso. Certo è rappresentato da un corpo fisico, ma contemporaneamente è anche mente e spirito perché è pensiero, emozioni, creatività e sentimenti. E tutti questi elementi si influenzano necessariamente l’un l’altro. Una malattia del corpo è sempre anche una malattia della mente e viceversa.

Si potrebbe affermare che la sofferenza è proprio l’espressione della disarmonia fra queste tre dimensioni, corpo, mente e spirito nella loro interazione durante la vita della persona.

Ma allora quando si può usare l’ipnosi?

Da quanto detto, se l’ipnosi è il potere che ha la mente d'agire sul corpo e su se stessa, e non è una specifica terapia, è facile dedurre come possa essere impiegata in moltissime situazioni di sofferenza psicologica e di malattia fisica, ma va sempre ricordato che potrà essere utilizzata unicamente come strumento nell’ambito di specifiche strategie terapeutiche mediche e psicologiche.

Tra gli utilizzi più frequenti possiamo ricordare il trattamento delle sindromi ansioso-fobiche e depressive e di tutte le manifestazioni cliniche ad esse correlate (cefalea, insonnia, lipotimia, sudorazioni eccessive, palpitazioni, tachicardia, extrasistole, oppressioni toraciche, sintomi pseudoanginosi, tremiti interiori, dispnea, inappetenza, fame nervosa, dolori gastrici e spasmi intestinali, nausea e vomiti, diarree e costipazioni, vertigini e lombalgie), l’ipertensione essenziale, l’ansia post-infarto, la nevrosi cardiaca, l’asma su base psicosomatica, i disturbi legati a difficoltà scolastiche, la tosse nervosa, il tabagismo, disturbi del comportamento alimentare, gastralgie, coliti, enuresi notturna, dismenorrea, amenorrea psicogena, algie pelviche, cistite resistente a farmaci e recidivante, dispareunia e vaginismo, anorgasmia, eiaculazione precoce, impotenza erettiva psicogena, sterilità psicogena, psoriasi, verruche, balbuzie e tic, disturbi psicologici conseguenti a mastectomia ed isterectomia, fobia della gravidanza e del parto, nausee e vomiti gravidici, cefalea ed emicrania, angoscia pre- e post-operatoria, fobie monosintomatiche.

L'ambito di utilizzo dell'ipnosi sicuramente più conosciuto ed applicato in campo medico è quello per smettere di fumare e per il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare.

In altri campi, l’ipnosi trova frequente impiego nel controllo del dolore e nell’analgesia, soprattutto in soggetti allergici ai farmaci, nel travaglio di parto, nelle estrazioni dentarie. E l’elenco potrebbe continuare.

 

Ma allora l’ipnosi cura tutto?

ASSOLUTAMENTE NO. Sto cercando di dire proprio il contrario.

Con l’ipnosi non si cura nulla. Ripeto: l’ipnosi è un modo di funzionare normale dell’organismo che può essere impiegato consapevolmente da un operatore preparato con finalità terapeutiche, ma in sé è solo pura potenzialità. E’ come l’acqua di un lago di montagna che ha in sé l’energia potenziale per generare energia elettrica, ma è necessario che sia adeguatamente convogliata nelle condotte da personale esperto affinché faccia girare i generatori e si ottenga la corrente.

In questo senso, la conoscenza dell’ipnosi arricchisce di uno strumento potentissimo il bagaglio culturale e terapeutico dello specialista che sa esattamente quello che fa nell’ambito di una strategia terapeutica corretta e sperimentata.

Tra mito e scienza

Anche se comunemente la storia dell'ipnosi prende le mosse dal XVIII secolo, con F. A. Mesmer, le sue vere origini sono ben più remote.

L'analisi dei reperti archeologici ci mostra infatti come già nella preistoria venissero prodotti fenomeni sostanzialmente simili a quelli che oggi sono  ritenuti tipici dell'ipnosi.

I sacerdoti e gli stregoni di molti popoli primitivi praticavano vere e proprie forme - seppur rudimentali - di ipnoterapia: attraverso particolari musiche e danze veniva indotto una sorta di « magico sonno », durante il quale apparivano improvvise visioni, il dolore poteva essere mitigato e gli eventi spiacevoli dimenticati.

Riti cerimoniali di questo genere erano assai diffusi e ne abbiamo testimonianza per quasi ogni popolo primitivo; i documenti più interessanti si riferiscono ai profeti di Baal - citati nel Vecchio Testamento ebreo -, ai sacerdoti celtici dell'Antica Britannia - i Druidi - e a quelli greci dei templi di Esculapio.

L'associazione dell'ipnosi con la magia e col soprannaturale durò a lungo, ostacolando seriamente lo studio scientifico di tali fenomeni.  Ancora oggi, almeno nella concezione popolare, sono rimaste visibili tracce di tali legami.

MesmerIl magnetismo animale: Mesmer

Nel corso dei secoli, filosofi e scienziati di valore, quali Paracelso, Pomponazzi e Bacone, si interessarono dell'ipnotismo, lasciando nelle loro opere alcune isolate riflessioni e giudizi. Ma il primo, concreto tentativo di ricondurre nell'ambito delle dottrine scientifiche tali fenomeni psicologici e fisiologici, sino ad allora relegati nel regno della mistica e della magia, si ebbe solo nel XVIII secolo, con F. A. Mesmer.

Franz Anton Mesmer è stato un medico tedesco, laureato in Medicina e Filosofia a Vienna, che operò tra Austria, Germania e Francia a cavallo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.
 
Mesmer si interessava di Scienze Naturali, ma anche di alchimia e di esoterismo e, alla luce dell’Illuminismo, tentò di dare un indirizzo razionale alle pratiche esorcistiche e mistiche.
 
Egli avanzò una spiegazione di tipo fisico-naturalistico, che si rifaceva alle concezioni di Paracelso, Maxwell, Kircher, alla metafisica di Leibnitz e alla fisica di Galvani e Lavoísier.

Esiste un fluido universale affermava Mesmer nel 1766 - presente in ogni tipo di materia (il sole, i pianeti, le piante, gli animali), soggetto a irradiazione e concentrazione, attraverso il quale i pianeti esercitano influssi notevoli sul corpo umano. La malattia consiste - egli proseguiva - in una disarmonia nella distribuzione di questo fluido, che può essere risanata indirizzando ne!l'organismo il flusso vitale, riequilibratore, proveniente dal magnete.

Propose quindi una terapia, detta Mesmerismo, caratterizzata da quattro principi fondamentali:

  • un sottile fluido fisico, chiamato magnetismo animale, riempie l'universo e forma un mezzo di connessione tra l'uomo, la terra e i corpi celesti e tra uomo e uomo;
  • la malattia ha origine dalla carenza di tale fluido all'interno del corpo umano;
  • con l'aiuto di alcune tecniche il fluido può essere incanalato in altre persone;
  • in questo modo si possono provocare "crisi" nel paziente e curare malattie.
Questa nuova concezione trovava la sua applicazione in una particolare prassi terapeutica. Mesmer si avvicinava al malato e guardandolo intensamente negli occhi si metteva in sintonia con lui; passava quindi ripetutamente, sulle parti malate, la sua mano o la bacchetta d'oro che impugnava.
 
A causa della violenta opposizione delle associazioni mediche viennesi, Mesmer si trasferì a Parigi, dove il successo fu così strepitoso e l'afflusso dei pazienti così intenso, che la tecnica individuale venne ben presto abbandonata in favore di una terapia di gruppo.

I pazienti sedevano in una sala all'oscurità, attorno alla famosa « baque » (una grande vasca in cui erano disposte bottiglie piene di acqua magnetizzata), e Mesmer passava fra loro fissandoli intensamente e sfiorandone i corpi con la sua mano o la sua bacchetta. Scene improvvise di convulsioni, di pianti, di risa, scoppiavano intorno alla vasca e spesso si trasmettevano nel gruppo, in un contagio collettivo favorito dalla atmosfera potentemente suggestiva; ne seguivano sovente « miracolose » guarigioni, anche se la causa non risiedeva tanto nel fluido magnetico ipotizzato da Mesmer, quanto in una vera influenza « ipnosuggestiva » su disturbi quasi esclusivamente di natura psicosomatica o isterica.
Le pratiche mesmeriane, comunque, andarono sempre più diffondendosi nonostante l'atteggiamento scettico e sprezzante delle società mediche e scientifiche d'Europa.

Per fare luce sulle sue controverse pratiche, nel 1784 il re Luigi XVI nominò una commissione di indagine composta da grandi scienziati tra cui Antoine Lavoisier e Benjamin Franklin (che all'epoca era in visita in Europa), che dopo alcuni mesi di indagini e di esperimenti condotti con l'assenso di un allievo di Mesmer giunse alla conclusione che « l'immaginazione, indipendentemente dal magnetismo, produce delle convulsioni », e che « il magnetismo, senza l'immaginazione, non produce nulla ». Essi conclusero perciò negando l'esistenza del magnetismo e proponendo una spiegazione alternativa degli effetti ad esso attribuiti, basata sul contatto, l'immaginazione e l'imitazione.   

I risultati dell'inchiesta vennero subito pubblicati, diffusi in Francia e all'estero, e diedero un colpo fatale al mesmerismo, che pure aveva riscosso ampi e talora prestigiosi consensi. Eppure, nonostante il crollo della teoria « fluidica », si era compiuto, grazie a Mesmer, un passo decisivo: la scienza ufficiale era stata finalmente indotta ad esplorare un campo di fenomeni che fino allora era stato quasi completamente trascurato.
Mesmer morì nel 1815 quasi dimenticato.

 
 Il sonnambulismo: De Chastenet

Il primo autore a produrre e a descrivere un « sonno medianico » dai caratteri tipicamente ipnotici - secondo l'accezione tradizionale del termine, che implica rilassamento, passività, sonnolenza, amnesia spontanea -, non fu Mesmer, ma un suo allievo, J. De Chastenet, marchese di Puysegur (1751-1825).

Egli, mentre tentava di provocare la « crisi benefica » di Mesmer in un giovane contadino, si accorse che questi era caduto in una specie di sonno, durante il quale cominciò a parlare al marchese come a un suo pari - contrariamente all'usuale deferenza - e al cui risveglio dimenticò tutto ciò che era successo.

De Chastenet definì col termine « sonnambulismo artificiale » lo stato di sonnolenza ottenuto, affermando che in esso il soggetto, pur se in apparenza addormentato, è portato ad eseguire fedelmente i suggerimenti dell'operatore, a condizione che non siano contrari ai suoi principi profondi.

La tecnica da lui adottata differiva però dal complesso cerimoniale di Mesmer in quanto era rivolta a produrre nel soggetto uno stato di quiete, di calma mentale. Il fatto che in questo modo scomparissero le crisi convulsive ritenute da Mesmer essenziali, sembra ancor oggi un elemento a favore delle teorie che considerano i fenomeni ipnotici non immutabili né costanti, bensì dipendenti dal procedimento adottato e dalle aspettative in gioco.


Il sonno lucido: Faria

Sempre in Francia un altro allievo di Mesmer, l'abate Faria (1775-1819), contribuì ad estendere ulteriormente il campo dei fenomeni ipnotici conosciuti, orientando inoltre l'attenzione su problemi tuttora dibattuti e attuali: i rapporti fra sonno e ipnosi, l'esistenza di forti differenze individuali, la dipendenza della suscettibilità da caratteristiche individuali.
Secondo Faria, il magnetismo era dovuto ad un processo di concentrazione ed il sonnambulismo andava considerato come un « sonno lucido » che si stabilisce senza limitazione della volontà e della libertà interiore. Egli sottolineò l'importanza delle caratteristiche individuali, riconoscendo la persona e non l'operatore come agente attivo, contraddicendo le affermazioni della teoria magnetica e rappresentando una posizione veramente nuova e anticipatrice.
Un secondo aspetto innovatore dell'opera di Faria consiste nelle tecniche di induzione da lui ideate, per le quali è stato definito « il fondatore della moderna tecnica ipnotica ».
L'importanza dell'opera di Faria non venne subito riconosciuta, in parte perché il suo pensiero si distingueva troppo radicalmente dalle credenze del suo tempo. Il rinnovato vigore che le teorie magnetiche avevano riacquistato in Francia, ostacolò l'accettazione delle sue teorie, tanto più che a causa di una futile disavventura (non riconobbe l'inganno di un attore) egli fu posto in ridicolo e pubblicamente screditato.


Verso la teoria della suggestibilità: Braid

In Inghilterra, intanto, il mesmerismo veniva fatto oggetto di una intensa sperimentazione. L'iniziatore, in Inghilterra, dello studio scientifico sul magnetismo animale fu j. Braid (1795-1860), un chirurgo oculista di Manchester. Egli introdusse il termine « ipnotismo » (dal greco hypnos = sonno) che usò per indicare lo stato di sonno lucido, o di « sonno nervoso », come egli preferiva chiamare.
Braid, che all'inizio aveva sviluppato una teoria quasi esclusivamente fisiologica, giunse a sottolineare sempre più, negli anni successivi, l'importanza dei fattori psicologici ed il ruolo determinante della suggestione per il prodursi dei fenomeni ipnotici.
Egli considerava la concentrazione dell'attenzione su un unico oggetto o idea - « monoideismo » - la causa determinante dello stato ipnotico; ma l'analisi dei fenomeni prodotti in tale stato lo portò a dare sempre maggior rilievo all'immaginazione, alle aspettative e credenze, fattori che riteneva venissero molto esaltati rispetto al normale stato di veglia. 



La teoria della suggestibilità: Liébeault e Bernheim

Le teorie di Braid, rimaste pressoché sconosciute in patria, incontrarono invece maggior successo in Francia; proprio in questo paese nel 1866 veniva pubblicato un libro il cui autore, A. Liébeault (1823-1904), si riallacciava a molte idee di Braid e sottolineava con enfasi il ruolo della suggestione nella produzione dei fenomeni ipnotici.

H. Bernheim (1837-1919), professore in medicina all'Università di Strasburgo, si unì a lui nel 1882, trasferendosi a Nancy (Scuola di Nancy). In questa città si venne a poco a poco formando una scuola che, oltre a favorire una ampia applicazione delle tecniche ipnotiche, portò contributi teorici molto significativi; i più importanti di essi si devono a Bernheim.

L'ipnosi è, per questo autore, un fenomeno psicologico che consiste in uno stato di attivata e accresciuta suggestibilità. La suggestione, consíderata importante già da Braid e Liébeault, viene reputata da Bernheim la causa e la spiegazione dei fenomeni ipnotici.

La suggestione - scriveva nel 1888 -  è l'atto per cui un'idea è introdotta nel cervello e accettata da questo... per cui ogni idea suggerita e accettata tende a farsi atto, cioè sensazione, immagine, movimento ; in quanto  ogni cellula cerebrale, eccitata da un'idea, aziona le fibre nervose che devono realizzare questa idea.


Charcot alla SalpetrierLa controversia con Charcot

Le tesi di Bernheim incontrarono l'opposizione di un prestigioso neurologo, J.-M. Charcot (1825-1893), docente alla Salpétrière, il quale proprio in quegli anni era giunto ad una concezione dell'ipnosi completamente diversa.
L'ipnosi era da lui considerata come una condizione fisiologica alterata dal sistema nervoso, provocabile solo negli isterici e in persone a disposizione neuropatica. Queste tesi, presentate all'Accademia delle Scienze nel 1882, incontrarono, grazie all'autorità e alla reputazione di Charcot, ampi consensi. Ma Bernbeim, sulla base di una ricca ed estesa documentazione, dimostrò sperimentalmente la falsità delle tesi di Charcot.
Anzitutto, il sonnambulismo non poteva essere considerato come un sintomo di isteria, essendo inducíbile altrettanto facilmente in persone normali. Inoltre, lo stato così indotto era la conseguenza  dell'effetto della suggestione. 


Lo sviluppo delle conoscenze sull'ipnosi: Freud e Pavlov

Due contributi di notevole importanza giunsero, sul finire del XIX secolo, da due autori il cui influsso durò a lungo nella storia dell'ipnosi: S. Freud (1856-1939) e I. P. Pavlov (1849-1936).
Freud, che aveva appreso la tecnica ipnotica sia a Parigi che a Nancy, la utilizzò agli inizi della sua attività di medico delle malattie nervose. In seguito rinunciò all'ipnosi per sviluppare, indipendentemente da essa, le nuove tecniche delle associazioni libere e dell'interpretazione dei sogni.

Pressoché nello stesso periodo, in Russia, I. P. Pavlov conduceva numerosi esperimenti sugli stati di sonnolenza parziale - ' ipnotica ' - suscitabili negli animali, giungendo a proporre quella che ancor oggi è considerata la più importante interpretazione fisiologica dei fenomeni ipnotici. Gli esperimenti, che vennero compiuti sui cani negli anni 1911-1926, comportavano lo studio delle principali modificazioni connesse al « sonno parziale » dell'animale e delle diverse procedure per ottenerlo. Sulla base di tali osservazioni egli avanzò una spiegazione fisiologica dell'ipnosi centrata, come in seguito quelle di Bechterev e Platonov, sui concetti di inibizione e di riflesso condizionato.

Lo stato ipnotico consiste, secondo Pavlov, in un processo di inibizione corticale diffusa, con la presenza di alcuni punti vigili nella corteccia, attraverso i quali è possibile agire e suggestionare; la suggestione è così potente, poiché la zona su cui agisce è estremamente ridotta e non può essere inibita dall'attività di altre zone corticali. La suggestione è un riflesso condizionato, anzi « il riflesso condizionato più semplice, più tipico dell'uomo », ed è proprio la parola, con la sua eccezionale potenza suggestiva, ciò che distingue principalmente l'ipnosi umana da quella animale.

L'opera di Pavlov ha dato un impulso notevole alle ricerche sull'ipnosi, particolarmente in Russia, dove si è avuto un ampio moltiplicarsi di studi e di applicazioni cliniche.


L'adozione del metodo sperimentale: Hull

L'interesse per lo studio scientifico dell'ipnosi era diminuito, in Europa, sin dalla morte di Charcot (1893); a tale declino delle ricerche contribuiva la nascente teoria psicoanalitica che aveva portato l'ipnosi a un relativo discredito.

L'attenzione generale si spostò nuovamente sulle teorie ipnotiche quando, durante la prima guerra mondiale, esse vennero utilizzate, su larga scala e con soddisfacenti risultati, nel trattamento delle nevrosi da guerra. Hadfield coniò nel 1920 iltermine « ipnoanalisi », per indicare il procedimento da lui adottato durante la trance per l'abreazione delle emozioni legate a situazioni belliche traumatiche.

Ma il primo a tentare l'applicazione dei metodi della moderna psicologia sperimentale alla soluzione dei problemi elusivi dell'ipnosi e della suggestibilità, fu C. L. Hull (1884-1952).

Hull, nel suo libro Ipnotismo e suggestibilità: un approccio sperimentale (1933), presenta una ampia, rigorosa analisi sperimentale dei fenomeni ipnotici più conosciuti - ipermnesia, amnesia post-ipnotica, suggestioni post-ipnotiche, analgesia, iperestesia e allucinazioni -, giungendo a definire l'ipnosi come uno stato di generalizzata ipersuggestibilità, distinto quindi dallo stato normale per un aspetto più quantitativo che qualitativo. I fenomeni ipnotici sono infatti producibili, pur se in grado minore, anche nelle normali condizioni di veglia; l'essenza dell'ipnosi consisterebbe nel fatto che modifica, innalzandola, la normale suggestibilità


Sviluppi recenti

L'importanza del libro di Hull è stata notevolissima, avendo finalmente posto lo studio dell'ipnosi su basi solidamente scientifiche. La sua opera ha dato un forte impulso alle ricerche sperimentali, le quali hanno avuto, proprio negli ultimi anni, uno sviluppo eccezionale.
Fra gli autori più produttivi, nell'ambito della psicologia sperimentale, si sono segnalati Hilgard, Barber, Orne, Sarbin, i quali hanno avanzato modelli diversi sia per impostazione teorica che per metodologia di ricerca.

Oltre a tali studi, che rientrano nel campo della psicologia sperimentale, vengono attualmente condotte indagini a livello neurofisiologico sulle alterazioni dovute allo stato ipnotico di per sé o conseguenti a specifiche suggestioni di modificazioni fisiologiche, percettive ed emotive. La ricerca di un indice fisiologico obiettivo, capace di differenziare lo stato ipnotico da quelli non ipnotici, non ha dato, sinora, risultati soddisfacenti. I tracciati elettrici delle persone ipnotizzate sono risultati di tipo normale, portando tra l'altro un notevole colpo alle teorie che sostengono la sostanziale affinità tra ipnosi e sonno (Faria, Schilder, Stokvis, ecc.). Anche fra le altre misure fisiologiche, quali l'elettro-oculogramma, i potenziali corticali, il ritmo delle pulsazioni, la resistenza cutanea, i potenziali palmari, non si sono trovati possibili indici della presenza o meno della trance ipnotica.

Questi dati spiegano come alcuni modelli della psicologia sperimentale siano giunti a rifiutare il concetto di « stato alterato della persona ». Per quanto riguarda invece gli effetti di suggestioni specifiche, sono state ampiamente dimostrate alterazioni significative a livello neurovegetativo, respiratorio, cardiocircolatorio e
 cutaneo.

Questo è il ricco, travagliato e multiforme passato dell’ ipnosi. Oggi essa ha di fronte un futuro veramente stimolante e ricco di prospettive. Mentre le molteplici applicazioni terapeutiche trovano via via maggior credito e conferma, le indagini teoriche e sperimentali attraversano un periodo di viva espansione e produttività: grazie all'adozione di metodologie di ricerca sempre più rigorose e sistematiche, si sta giungendo ad una definizione molto precisa delle numerose variabili che influenzano il comportamento ipnotico.

L'ipnosi Ericksoniana indiretta.

L'ipnosi ericksoniana può essere vista forse come l'ultima "generazione" dell'ipnosi e considerata uno dei suoi sviluppi più recenti. Viene definita indiretta proprio perché utilizza maggiormente la mediazione del linguaggio.

Cos'è l'Ipnosi Medica

ipnosi medica - ferruccio costaL’ipnosi è un’esperienza naturale che può aiutare profondamente l’individuo. Utilizzare l’ipnosi in medicina significa ricorrere a conoscenze e competenze che poggiano su valide e  riconosciute radici biologiche, applicandole con rigore scientifico a vantaggio dei pazienti.
 
Io vedo infatti l’Ipnosi Medica come uno specifico procedimento medico e psicologico che può essere utilizzato con successo nell’ambito di una relazione terapeutica. In questo senso l’Ipnosi Medica si distingue nettamente da altri tipi di ipnosi (ad esempio  l’ipnosi applicata alla vendita) che possono essere utilizzate per ottenere il vantaggio di qualcuno a discapito di altri.

Quando spiego cosa è l’ipnosi ad un nuovo paziente, insisto sempre su come l'Ipnosi Medica sia clinicamente ed eticamente differente dagli altri tipi di ipnosi, dove spesso non sono tenuti nella giusta considerazione i bisogni dei soggetti a cui si rivolgono.  

Alla base dell’Ipnosi Medica troviamo precise conoscenze neurofisiologiche e biochimiche del cervello e dell’organismo umano che ne spiegano l’efficacia e ne raccomandano l’utilizzo.

Studi recenti hanno infatti portato la Medicina Basata sull’Evidenza a considerare l’Ipnosi Medica uno strumento utile in particolare nel controllo del dolore sia degli adulti che dei bambini.
 
Negli ultimi anni le Neuroscienze hanno sviluppato tecnologie sofisticate per lo studio e la comprensione del funzionamento del cervello che hanno portato, tra l’altro, ad una più profonda comprensione degli stati di coscienza associati all’attività del sistema nervoso centrale. In particolare la Risonanza Magnetica Funzionale per Immagini (fRMI) e la Tomografia ad Emissione di Positroni (PET) hanno permesso di studiare da un punto di vista scientifico il fenomeno dell’ipnosi nell’essere umano.
 
Lo studio del tracciato elettroencefalografico (EEG) di soggetti in ipnosi comparato con quello di soggetti in stato di veglia o di sonno ha permesso di identificare e comprendere molti dei meccanismi neurofisiologici alla base dello stato ipnotico.
 
Gran parte degli studi si sono focalizzati soprattutto sul cosiddetto ritmo alfa, presente nell’elettroencefalogramma delle persone normali sveglie che tengono gli occhi chiusi. Questo ritmo rappresenta un’attività mentale apparentemente di tipo paradosso, nel senso che, normalmente presente nel riposo vigile ad occhi chiusi, tende a scomparire all’apertura degli occhi ma anche, all’estremo opposto, quando il soggetto diventa sonnolento.
 
Attraverso analisi spettrali di frequenza dell’EEG effettuate su soggetti destrimani, si è evidenziato che nello stato vigile ad occhi chiusi il ritmo alfa è maggiormente rappresentato nell’emisfero cerebrale destro mentre, in stato di trance ipnotica, si ha un’inversione con la predominanza del ritmo alfa nell’emisfero sinistro.
 
Considerando che la presenza del ritmo alfa è inversamente proporzionale all’attivazione  emisferica (è presente quando disattiviamo il cervello chiudendo gli occhi), si può concludere che durante lo stato ipnotico si assiste ad una relativa riduzione dell’attività funzionale dell’emisfero sinistro dominante e ad una relativa attivazione dell’emisfero destro.
 
In contrapposizione allo stato di veglia, nello stato di trance si svilupperebbe quindi una prevalenza funzionale dell’emisfero destro (nel destrimane), quello cioè preposto all’ideazione, alla creatività, all’intuizione e all’emotività.
 
Altri studi di natura elettrofisiologica hanno individuato le aree del sistema nervoso coinvolte nel fenomeno ipnotico. Si tratta di due aree cerebrali appartenenti al sistema limbico: l’ippocampo, che sembra responsabile del mantenimento dello stato di trance, e l’amigdala, responsabile del meccanismo di uscita dall’ipnosi.
 
Una delle ultime scoperte nel campo delle neuroscienze ha portato ulteriore interesse per il mondo dell’ipnosi e della sua fenomenologia. Si tratta della scoperta dei neuroni specchio.
 
Ricerche effettuate negli anni novanta presso l’Università di Parma, hanno portato all’osservazione che determinati neuroni della corteccia premotoria del macaco si attivavano non solo quando il macaco eseguiva realmente un movimento, ma anche quando lo vedeva semplicemente compiere da un altro animale.
 
Studi successivi mediante fMRI hanno dimostrato l’esistenza di un sistema analogo anche nell’uomo, e questa scoperta potrebbe portare alla comprensione delle basi biologiche dell’apprendimento, dell’empatia e della comunicazione, ponendosi come ponte tra le scienze biologiche da una parte e quelle psicologiche dall’altra. 
 
Sorprendentemente, studi più recenti dimostrano che l’attivazione neuronale avviene non solo durante l’esecuzione di un movimento o la sua osservazione, ma anche durante il semplice ascolto di frasi contenenti la descrizione di quell’attività motoria.
 
Ad analoghe conclusioni sono arrivate anche le ricerche sulla correlazione tra attività cerebrale ed immaginazione. In pratica è come se  il cervello non riuscisse a distinguere con assoluta certezza quello che è accaduto realmente e quello che è vividamente immaginato.

Questi studi dimostrano chiaramente che l’ascolto di frasi che descrivono azioni, o il semplice immaginare di compierle, mettono in moto le stesse parti del cervello che si attiverebbero se quelle azioni fossero realmente compiute dal soggetto che ascolta.

Si può quindi comprendere come sia stato inevitabile che, negli ultimi anni, queste conoscenze scientifiche abbiano determinato un rinnovato crescente interesse per l’Ipnosi Medica, potendo dimostrare ad un livello neurofisiologico l’efficacia di verbalizzazioni e spunti immaginativi applicati all’ambito terapeutico.
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