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Cos'è l'Ipnosi Medica

ipnosi medica - ferruccio costaL’ipnosi è un’esperienza naturale che può aiutare profondamente l’individuo. Utilizzare l’ipnosi in medicina significa ricorrere a conoscenze e competenze che poggiano su valide e  riconosciute radici biologiche, applicandole con rigore scientifico a vantaggio dei pazienti.
 
Io vedo infatti l’Ipnosi Medica come uno specifico procedimento medico e psicologico che può essere utilizzato con successo nell’ambito di una relazione terapeutica. In questo senso l’Ipnosi Medica si distingue nettamente da altri tipi di ipnosi (ad esempio  l’ipnosi applicata alla vendita) che possono essere utilizzate per ottenere il vantaggio di qualcuno a discapito di altri.

Quando spiego cosa è l’ipnosi ad un nuovo paziente, insisto sempre su come l'Ipnosi Medica sia clinicamente ed eticamente differente dagli altri tipi di ipnosi, dove spesso non sono tenuti nella giusta considerazione i bisogni dei soggetti a cui si rivolgono.  

Alla base dell’Ipnosi Medica troviamo precise conoscenze neurofisiologiche e biochimiche del cervello e dell’organismo umano che ne spiegano l’efficacia e ne raccomandano l’utilizzo.

Studi recenti hanno infatti portato la Medicina Basata sull’Evidenza a considerare l’Ipnosi Medica uno strumento utile in particolare nel controllo del dolore sia degli adulti che dei bambini.
 
Negli ultimi anni le Neuroscienze hanno sviluppato tecnologie sofisticate per lo studio e la comprensione del funzionamento del cervello che hanno portato, tra l’altro, ad una più profonda comprensione degli stati di coscienza associati all’attività del sistema nervoso centrale. In particolare la Risonanza Magnetica Funzionale per Immagini (fRMI) e la Tomografia ad Emissione di Positroni (PET) hanno permesso di studiare da un punto di vista scientifico il fenomeno dell’ipnosi nell’essere umano.
 
Lo studio del tracciato elettroencefalografico (EEG) di soggetti in ipnosi comparato con quello di soggetti in stato di veglia o di sonno ha permesso di identificare e comprendere molti dei meccanismi neurofisiologici alla base dello stato ipnotico.
 
Gran parte degli studi si sono focalizzati soprattutto sul cosiddetto ritmo alfa, presente nell’elettroencefalogramma delle persone normali sveglie che tengono gli occhi chiusi. Questo ritmo rappresenta un’attività mentale apparentemente di tipo paradosso, nel senso che, normalmente presente nel riposo vigile ad occhi chiusi, tende a scomparire all’apertura degli occhi ma anche, all’estremo opposto, quando il soggetto diventa sonnolento.
 
Attraverso analisi spettrali di frequenza dell’EEG effettuate su soggetti destrimani, si è evidenziato che nello stato vigile ad occhi chiusi il ritmo alfa è maggiormente rappresentato nell’emisfero cerebrale destro mentre, in stato di trance ipnotica, si ha un’inversione con la predominanza del ritmo alfa nell’emisfero sinistro.
 
Considerando che la presenza del ritmo alfa è inversamente proporzionale all’attivazione  emisferica (è presente quando disattiviamo il cervello chiudendo gli occhi), si può concludere che durante lo stato ipnotico si assiste ad una relativa riduzione dell’attività funzionale dell’emisfero sinistro dominante e ad una relativa attivazione dell’emisfero destro.
 
In contrapposizione allo stato di veglia, nello stato di trance si svilupperebbe quindi una prevalenza funzionale dell’emisfero destro (nel destrimane), quello cioè preposto all’ideazione, alla creatività, all’intuizione e all’emotività.
 
Altri studi di natura elettrofisiologica hanno individuato le aree del sistema nervoso coinvolte nel fenomeno ipnotico. Si tratta di due aree cerebrali appartenenti al sistema limbico: l’ippocampo, che sembra responsabile del mantenimento dello stato di trance, e l’amigdala, responsabile del meccanismo di uscita dall’ipnosi.
 
Una delle ultime scoperte nel campo delle neuroscienze ha portato ulteriore interesse per il mondo dell’ipnosi e della sua fenomenologia. Si tratta della scoperta dei neuroni specchio.
 
Ricerche effettuate negli anni novanta presso l’Università di Parma, hanno portato all’osservazione che determinati neuroni della corteccia premotoria del macaco si attivavano non solo quando il macaco eseguiva realmente un movimento, ma anche quando lo vedeva semplicemente compiere da un altro animale.
 
Studi successivi mediante fMRI hanno dimostrato l’esistenza di un sistema analogo anche nell’uomo, e questa scoperta potrebbe portare alla comprensione delle basi biologiche dell’apprendimento, dell’empatia e della comunicazione, ponendosi come ponte tra le scienze biologiche da una parte e quelle psicologiche dall’altra. 
 
Sorprendentemente, studi più recenti dimostrano che l’attivazione neuronale avviene non solo durante l’esecuzione di un movimento o la sua osservazione, ma anche durante il semplice ascolto di frasi contenenti la descrizione di quell’attività motoria.
 
Ad analoghe conclusioni sono arrivate anche le ricerche sulla correlazione tra attività cerebrale ed immaginazione. In pratica è come se  il cervello non riuscisse a distinguere con assoluta certezza quello che è accaduto realmente e quello che è vividamente immaginato.

Questi studi dimostrano chiaramente che l’ascolto di frasi che descrivono azioni, o il semplice immaginare di compierle, mettono in moto le stesse parti del cervello che si attiverebbero se quelle azioni fossero realmente compiute dal soggetto che ascolta.

Si può quindi comprendere come sia stato inevitabile che, negli ultimi anni, queste conoscenze scientifiche abbiano determinato un rinnovato crescente interesse per l’Ipnosi Medica, potendo dimostrare ad un livello neurofisiologico l’efficacia di verbalizzazioni e spunti immaginativi applicati all’ambito terapeutico.
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