HomeIPNOSI MEDICAUn po' di storia

Tra mito e scienza

Anche se comunemente la storia dell'ipnosi prende le mosse dal XVIII secolo, con F. A. Mesmer, le sue vere origini sono ben più remote.

L'analisi dei reperti archeologici ci mostra infatti come già nella preistoria venissero prodotti fenomeni sostanzialmente simili a quelli che oggi sono  ritenuti tipici dell'ipnosi.

I sacerdoti e gli stregoni di molti popoli primitivi praticavano vere e proprie forme - seppur rudimentali - di ipnoterapia: attraverso particolari musiche e danze veniva indotto una sorta di « magico sonno », durante il quale apparivano improvvise visioni, il dolore poteva essere mitigato e gli eventi spiacevoli dimenticati.

Riti cerimoniali di questo genere erano assai diffusi e ne abbiamo testimonianza per quasi ogni popolo primitivo; i documenti più interessanti si riferiscono ai profeti di Baal - citati nel Vecchio Testamento ebreo -, ai sacerdoti celtici dell'Antica Britannia - i Druidi - e a quelli greci dei templi di Esculapio.

L'associazione dell'ipnosi con la magia e col soprannaturale durò a lungo, ostacolando seriamente lo studio scientifico di tali fenomeni.  Ancora oggi, almeno nella concezione popolare, sono rimaste visibili tracce di tali legami.

MesmerIl magnetismo animale: Mesmer

Nel corso dei secoli, filosofi e scienziati di valore, quali Paracelso, Pomponazzi e Bacone, si interessarono dell'ipnotismo, lasciando nelle loro opere alcune isolate riflessioni e giudizi. Ma il primo, concreto tentativo di ricondurre nell'ambito delle dottrine scientifiche tali fenomeni psicologici e fisiologici, sino ad allora relegati nel regno della mistica e della magia, si ebbe solo nel XVIII secolo, con F. A. Mesmer.

Franz Anton Mesmer è stato un medico tedesco, laureato in Medicina e Filosofia a Vienna, che operò tra Austria, Germania e Francia a cavallo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.
 
Mesmer si interessava di Scienze Naturali, ma anche di alchimia e di esoterismo e, alla luce dell’Illuminismo, tentò di dare un indirizzo razionale alle pratiche esorcistiche e mistiche.
 
Egli avanzò una spiegazione di tipo fisico-naturalistico, che si rifaceva alle concezioni di Paracelso, Maxwell, Kircher, alla metafisica di Leibnitz e alla fisica di Galvani e Lavoísier.

Esiste un fluido universale affermava Mesmer nel 1766 - presente in ogni tipo di materia (il sole, i pianeti, le piante, gli animali), soggetto a irradiazione e concentrazione, attraverso il quale i pianeti esercitano influssi notevoli sul corpo umano. La malattia consiste - egli proseguiva - in una disarmonia nella distribuzione di questo fluido, che può essere risanata indirizzando ne!l'organismo il flusso vitale, riequilibratore, proveniente dal magnete.

Propose quindi una terapia, detta Mesmerismo, caratterizzata da quattro principi fondamentali:

  • un sottile fluido fisico, chiamato magnetismo animale, riempie l'universo e forma un mezzo di connessione tra l'uomo, la terra e i corpi celesti e tra uomo e uomo;
  • la malattia ha origine dalla carenza di tale fluido all'interno del corpo umano;
  • con l'aiuto di alcune tecniche il fluido può essere incanalato in altre persone;
  • in questo modo si possono provocare "crisi" nel paziente e curare malattie.
Questa nuova concezione trovava la sua applicazione in una particolare prassi terapeutica. Mesmer si avvicinava al malato e guardandolo intensamente negli occhi si metteva in sintonia con lui; passava quindi ripetutamente, sulle parti malate, la sua mano o la bacchetta d'oro che impugnava.
 
A causa della violenta opposizione delle associazioni mediche viennesi, Mesmer si trasferì a Parigi, dove il successo fu così strepitoso e l'afflusso dei pazienti così intenso, che la tecnica individuale venne ben presto abbandonata in favore di una terapia di gruppo.

I pazienti sedevano in una sala all'oscurità, attorno alla famosa « baque » (una grande vasca in cui erano disposte bottiglie piene di acqua magnetizzata), e Mesmer passava fra loro fissandoli intensamente e sfiorandone i corpi con la sua mano o la sua bacchetta. Scene improvvise di convulsioni, di pianti, di risa, scoppiavano intorno alla vasca e spesso si trasmettevano nel gruppo, in un contagio collettivo favorito dalla atmosfera potentemente suggestiva; ne seguivano sovente « miracolose » guarigioni, anche se la causa non risiedeva tanto nel fluido magnetico ipotizzato da Mesmer, quanto in una vera influenza « ipnosuggestiva » su disturbi quasi esclusivamente di natura psicosomatica o isterica.
Le pratiche mesmeriane, comunque, andarono sempre più diffondendosi nonostante l'atteggiamento scettico e sprezzante delle società mediche e scientifiche d'Europa.

Per fare luce sulle sue controverse pratiche, nel 1784 il re Luigi XVI nominò una commissione di indagine composta da grandi scienziati tra cui Antoine Lavoisier e Benjamin Franklin (che all'epoca era in visita in Europa), che dopo alcuni mesi di indagini e di esperimenti condotti con l'assenso di un allievo di Mesmer giunse alla conclusione che « l'immaginazione, indipendentemente dal magnetismo, produce delle convulsioni », e che « il magnetismo, senza l'immaginazione, non produce nulla ». Essi conclusero perciò negando l'esistenza del magnetismo e proponendo una spiegazione alternativa degli effetti ad esso attribuiti, basata sul contatto, l'immaginazione e l'imitazione.   

I risultati dell'inchiesta vennero subito pubblicati, diffusi in Francia e all'estero, e diedero un colpo fatale al mesmerismo, che pure aveva riscosso ampi e talora prestigiosi consensi. Eppure, nonostante il crollo della teoria « fluidica », si era compiuto, grazie a Mesmer, un passo decisivo: la scienza ufficiale era stata finalmente indotta ad esplorare un campo di fenomeni che fino allora era stato quasi completamente trascurato.
Mesmer morì nel 1815 quasi dimenticato.

 
 Il sonnambulismo: De Chastenet

Il primo autore a produrre e a descrivere un « sonno medianico » dai caratteri tipicamente ipnotici - secondo l'accezione tradizionale del termine, che implica rilassamento, passività, sonnolenza, amnesia spontanea -, non fu Mesmer, ma un suo allievo, J. De Chastenet, marchese di Puysegur (1751-1825).

Egli, mentre tentava di provocare la « crisi benefica » di Mesmer in un giovane contadino, si accorse che questi era caduto in una specie di sonno, durante il quale cominciò a parlare al marchese come a un suo pari - contrariamente all'usuale deferenza - e al cui risveglio dimenticò tutto ciò che era successo.

De Chastenet definì col termine « sonnambulismo artificiale » lo stato di sonnolenza ottenuto, affermando che in esso il soggetto, pur se in apparenza addormentato, è portato ad eseguire fedelmente i suggerimenti dell'operatore, a condizione che non siano contrari ai suoi principi profondi.

La tecnica da lui adottata differiva però dal complesso cerimoniale di Mesmer in quanto era rivolta a produrre nel soggetto uno stato di quiete, di calma mentale. Il fatto che in questo modo scomparissero le crisi convulsive ritenute da Mesmer essenziali, sembra ancor oggi un elemento a favore delle teorie che considerano i fenomeni ipnotici non immutabili né costanti, bensì dipendenti dal procedimento adottato e dalle aspettative in gioco.


Il sonno lucido: Faria

Sempre in Francia un altro allievo di Mesmer, l'abate Faria (1775-1819), contribuì ad estendere ulteriormente il campo dei fenomeni ipnotici conosciuti, orientando inoltre l'attenzione su problemi tuttora dibattuti e attuali: i rapporti fra sonno e ipnosi, l'esistenza di forti differenze individuali, la dipendenza della suscettibilità da caratteristiche individuali.
Secondo Faria, il magnetismo era dovuto ad un processo di concentrazione ed il sonnambulismo andava considerato come un « sonno lucido » che si stabilisce senza limitazione della volontà e della libertà interiore. Egli sottolineò l'importanza delle caratteristiche individuali, riconoscendo la persona e non l'operatore come agente attivo, contraddicendo le affermazioni della teoria magnetica e rappresentando una posizione veramente nuova e anticipatrice.
Un secondo aspetto innovatore dell'opera di Faria consiste nelle tecniche di induzione da lui ideate, per le quali è stato definito « il fondatore della moderna tecnica ipnotica ».
L'importanza dell'opera di Faria non venne subito riconosciuta, in parte perché il suo pensiero si distingueva troppo radicalmente dalle credenze del suo tempo. Il rinnovato vigore che le teorie magnetiche avevano riacquistato in Francia, ostacolò l'accettazione delle sue teorie, tanto più che a causa di una futile disavventura (non riconobbe l'inganno di un attore) egli fu posto in ridicolo e pubblicamente screditato.


Verso la teoria della suggestibilità: Braid

In Inghilterra, intanto, il mesmerismo veniva fatto oggetto di una intensa sperimentazione. L'iniziatore, in Inghilterra, dello studio scientifico sul magnetismo animale fu j. Braid (1795-1860), un chirurgo oculista di Manchester. Egli introdusse il termine « ipnotismo » (dal greco hypnos = sonno) che usò per indicare lo stato di sonno lucido, o di « sonno nervoso », come egli preferiva chiamare.
Braid, che all'inizio aveva sviluppato una teoria quasi esclusivamente fisiologica, giunse a sottolineare sempre più, negli anni successivi, l'importanza dei fattori psicologici ed il ruolo determinante della suggestione per il prodursi dei fenomeni ipnotici.
Egli considerava la concentrazione dell'attenzione su un unico oggetto o idea - « monoideismo » - la causa determinante dello stato ipnotico; ma l'analisi dei fenomeni prodotti in tale stato lo portò a dare sempre maggior rilievo all'immaginazione, alle aspettative e credenze, fattori che riteneva venissero molto esaltati rispetto al normale stato di veglia. 



La teoria della suggestibilità: Liébeault e Bernheim

Le teorie di Braid, rimaste pressoché sconosciute in patria, incontrarono invece maggior successo in Francia; proprio in questo paese nel 1866 veniva pubblicato un libro il cui autore, A. Liébeault (1823-1904), si riallacciava a molte idee di Braid e sottolineava con enfasi il ruolo della suggestione nella produzione dei fenomeni ipnotici.

H. Bernheim (1837-1919), professore in medicina all'Università di Strasburgo, si unì a lui nel 1882, trasferendosi a Nancy (Scuola di Nancy). In questa città si venne a poco a poco formando una scuola che, oltre a favorire una ampia applicazione delle tecniche ipnotiche, portò contributi teorici molto significativi; i più importanti di essi si devono a Bernheim.

L'ipnosi è, per questo autore, un fenomeno psicologico che consiste in uno stato di attivata e accresciuta suggestibilità. La suggestione, consíderata importante già da Braid e Liébeault, viene reputata da Bernheim la causa e la spiegazione dei fenomeni ipnotici.

La suggestione - scriveva nel 1888 -  è l'atto per cui un'idea è introdotta nel cervello e accettata da questo... per cui ogni idea suggerita e accettata tende a farsi atto, cioè sensazione, immagine, movimento ; in quanto  ogni cellula cerebrale, eccitata da un'idea, aziona le fibre nervose che devono realizzare questa idea.


Charcot alla SalpetrierLa controversia con Charcot

Le tesi di Bernheim incontrarono l'opposizione di un prestigioso neurologo, J.-M. Charcot (1825-1893), docente alla Salpétrière, il quale proprio in quegli anni era giunto ad una concezione dell'ipnosi completamente diversa.
L'ipnosi era da lui considerata come una condizione fisiologica alterata dal sistema nervoso, provocabile solo negli isterici e in persone a disposizione neuropatica. Queste tesi, presentate all'Accademia delle Scienze nel 1882, incontrarono, grazie all'autorità e alla reputazione di Charcot, ampi consensi. Ma Bernbeim, sulla base di una ricca ed estesa documentazione, dimostrò sperimentalmente la falsità delle tesi di Charcot.
Anzitutto, il sonnambulismo non poteva essere considerato come un sintomo di isteria, essendo inducíbile altrettanto facilmente in persone normali. Inoltre, lo stato così indotto era la conseguenza  dell'effetto della suggestione. 


Lo sviluppo delle conoscenze sull'ipnosi: Freud e Pavlov

Due contributi di notevole importanza giunsero, sul finire del XIX secolo, da due autori il cui influsso durò a lungo nella storia dell'ipnosi: S. Freud (1856-1939) e I. P. Pavlov (1849-1936).
Freud, che aveva appreso la tecnica ipnotica sia a Parigi che a Nancy, la utilizzò agli inizi della sua attività di medico delle malattie nervose. In seguito rinunciò all'ipnosi per sviluppare, indipendentemente da essa, le nuove tecniche delle associazioni libere e dell'interpretazione dei sogni.

Pressoché nello stesso periodo, in Russia, I. P. Pavlov conduceva numerosi esperimenti sugli stati di sonnolenza parziale - ' ipnotica ' - suscitabili negli animali, giungendo a proporre quella che ancor oggi è considerata la più importante interpretazione fisiologica dei fenomeni ipnotici. Gli esperimenti, che vennero compiuti sui cani negli anni 1911-1926, comportavano lo studio delle principali modificazioni connesse al « sonno parziale » dell'animale e delle diverse procedure per ottenerlo. Sulla base di tali osservazioni egli avanzò una spiegazione fisiologica dell'ipnosi centrata, come in seguito quelle di Bechterev e Platonov, sui concetti di inibizione e di riflesso condizionato.

Lo stato ipnotico consiste, secondo Pavlov, in un processo di inibizione corticale diffusa, con la presenza di alcuni punti vigili nella corteccia, attraverso i quali è possibile agire e suggestionare; la suggestione è così potente, poiché la zona su cui agisce è estremamente ridotta e non può essere inibita dall'attività di altre zone corticali. La suggestione è un riflesso condizionato, anzi « il riflesso condizionato più semplice, più tipico dell'uomo », ed è proprio la parola, con la sua eccezionale potenza suggestiva, ciò che distingue principalmente l'ipnosi umana da quella animale.

L'opera di Pavlov ha dato un impulso notevole alle ricerche sull'ipnosi, particolarmente in Russia, dove si è avuto un ampio moltiplicarsi di studi e di applicazioni cliniche.


L'adozione del metodo sperimentale: Hull

L'interesse per lo studio scientifico dell'ipnosi era diminuito, in Europa, sin dalla morte di Charcot (1893); a tale declino delle ricerche contribuiva la nascente teoria psicoanalitica che aveva portato l'ipnosi a un relativo discredito.

L'attenzione generale si spostò nuovamente sulle teorie ipnotiche quando, durante la prima guerra mondiale, esse vennero utilizzate, su larga scala e con soddisfacenti risultati, nel trattamento delle nevrosi da guerra. Hadfield coniò nel 1920 iltermine « ipnoanalisi », per indicare il procedimento da lui adottato durante la trance per l'abreazione delle emozioni legate a situazioni belliche traumatiche.

Ma il primo a tentare l'applicazione dei metodi della moderna psicologia sperimentale alla soluzione dei problemi elusivi dell'ipnosi e della suggestibilità, fu C. L. Hull (1884-1952).

Hull, nel suo libro Ipnotismo e suggestibilità: un approccio sperimentale (1933), presenta una ampia, rigorosa analisi sperimentale dei fenomeni ipnotici più conosciuti - ipermnesia, amnesia post-ipnotica, suggestioni post-ipnotiche, analgesia, iperestesia e allucinazioni -, giungendo a definire l'ipnosi come uno stato di generalizzata ipersuggestibilità, distinto quindi dallo stato normale per un aspetto più quantitativo che qualitativo. I fenomeni ipnotici sono infatti producibili, pur se in grado minore, anche nelle normali condizioni di veglia; l'essenza dell'ipnosi consisterebbe nel fatto che modifica, innalzandola, la normale suggestibilità


Sviluppi recenti

L'importanza del libro di Hull è stata notevolissima, avendo finalmente posto lo studio dell'ipnosi su basi solidamente scientifiche. La sua opera ha dato un forte impulso alle ricerche sperimentali, le quali hanno avuto, proprio negli ultimi anni, uno sviluppo eccezionale.
Fra gli autori più produttivi, nell'ambito della psicologia sperimentale, si sono segnalati Hilgard, Barber, Orne, Sarbin, i quali hanno avanzato modelli diversi sia per impostazione teorica che per metodologia di ricerca.

Oltre a tali studi, che rientrano nel campo della psicologia sperimentale, vengono attualmente condotte indagini a livello neurofisiologico sulle alterazioni dovute allo stato ipnotico di per sé o conseguenti a specifiche suggestioni di modificazioni fisiologiche, percettive ed emotive. La ricerca di un indice fisiologico obiettivo, capace di differenziare lo stato ipnotico da quelli non ipnotici, non ha dato, sinora, risultati soddisfacenti. I tracciati elettrici delle persone ipnotizzate sono risultati di tipo normale, portando tra l'altro un notevole colpo alle teorie che sostengono la sostanziale affinità tra ipnosi e sonno (Faria, Schilder, Stokvis, ecc.). Anche fra le altre misure fisiologiche, quali l'elettro-oculogramma, i potenziali corticali, il ritmo delle pulsazioni, la resistenza cutanea, i potenziali palmari, non si sono trovati possibili indici della presenza o meno della trance ipnotica.

Questi dati spiegano come alcuni modelli della psicologia sperimentale siano giunti a rifiutare il concetto di « stato alterato della persona ». Per quanto riguarda invece gli effetti di suggestioni specifiche, sono state ampiamente dimostrate alterazioni significative a livello neurovegetativo, respiratorio, cardiocircolatorio e
 cutaneo.

Questo è il ricco, travagliato e multiforme passato dell’ ipnosi. Oggi essa ha di fronte un futuro veramente stimolante e ricco di prospettive. Mentre le molteplici applicazioni terapeutiche trovano via via maggior credito e conferma, le indagini teoriche e sperimentali attraversano un periodo di viva espansione e produttività: grazie all'adozione di metodologie di ricerca sempre più rigorose e sistematiche, si sta giungendo ad una definizione molto precisa delle numerose variabili che influenzano il comportamento ipnotico.

L'ipnosi Ericksoniana indiretta.

L'ipnosi ericksoniana può essere vista forse come l'ultima "generazione" dell'ipnosi e considerata uno dei suoi sviluppi più recenti. Viene definita indiretta proprio perché utilizza maggiormente la mediazione del linguaggio.

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